Produttori frutta e ortaggi

Frutta e ortaggi

La frutta è un alimento fondamentale, come la verdura, per mantenere un giusto apporto di vitamine, sali minerali e fibre. Le proprietà della frutta permettono, se consumata in modo corretto e regolarmente, di alimentarsi in modo sano ed equilibrato. Per secoli l’uomo si è nutrito secondo i cicli naturali delle stagioni, il nostro organismo, al cambiare della temperatura e delle condizioni ambientali, cambia le sue esigenze e le sue necessità che possono essere perfettamente soddisfatte dagli alimenti di stagione. Alcuni esempi aiutano a comprendere questa importante necessità per il nostro organismo. Come si potrebbe sopportare il calore provocato dal solleone senza l’abbondanza della frutta e degli ortaggi estivi, prevalentemente composti da acqua e da sali minerali, e cosa c’è di meglio di alcune delle sostanze contenute nella frutta primaverile (ad esempio gli acidi organici della Fragola), per facilitare i processi depurativi che spontaneamente il corpo mette in atto nel passaggio dalla stagione fredda a quella temperata.

In Liguria la coltivazione della frutta riguarda numerose e variegate tipologie.

Nell'entroterra ligure sono presenti diverse varietà autoctone di Melo: Melo Belfiore, Melo Beverino, Melo Bianchetta, Melo Musona, Melo Pipìn, Melo Rugginìn, Melo Stolla, Melo Carla. Troviamo poi le Albicocche in provincia di La Spezia e lungo il litorale savonese tra Varazze e Albenga, in particolare nella frazione di Valleggia nel comune di Quiliano. In particolare l'Albicocca di Valleggia, raccolta da metà giugno a metà luglio, è riconoscibile dal delicato colore arancio picchiettato di marrone e dalla buccia molto sottile.

L'Arancio Pernambucco è presente nelle aree più riparate della riviera di Savona e Imperia, con maturazione già da fine ottobre, offre una buona produzione. Teme le gelate primaverili, in quanto fiorisce a fine inverno, e il caldo secco eccessivo. La sua presenza è attestata da circa 40-50 anni. È un agrume di medie dimensioni caratterizzato da un involucro esterno abbastanza spesso e rugoso, di colore arancione vivo. Al momento del consumo, durante la manipolazione, rilascia tipici oli essenziali dal profumo pungente e dolce e allo stesso tempo. Interiormente gli spicchi risultano irregolari e si dividono facilmente; hanno pezzatura grossolana e quasi fragrante e risultano decisamente invitanti. Le arance sono molto succose, con una vena gradevole di acidità; nel complesso l'aroma risulta fresco, profumato ed estremamente gradevole.

Nella zona della Val di Vara (La Spezia) troviamo la Castagna bodrasca, che si presenta esternamente di colore marrone scuro, con ilo abbastanza ampio e rettangolare e torcia lunga e pubescente. È di media pezzatura e ciascun riccio contiene generalmente tre frutti. Viene gustata fresca, come caldarrosta o ridotta in farina. La raccolta dei frutti si effettua tra fine settembre e inizio ottobre. Sono castagne particolarmente adatte ad essere trasformate in farina che viene ricavata dall'essicazione del frutto e dalla sua macinazione, mentre il Val Bormida e nell’Entroterra Savonese e Imperiese è diffusa la coltivazione della Castagna gabbiana.

Il Chinotto di Savona è un frutto tipico ligure che viene prodotto sia lungo la costa che nel primo retroterra, tra Varazze e Finale Ligure (Savona). È un alberello sempreverde, originario della Cina e della Cocincina. I frutti, disposti a grappoli, sono di piccole dimensioni, della grandezza di una grossa albicocca, sferici, ma alquanto appiattiti alla base, apireni o con semi piccoli. La buccia sottilissima è di colore giallo-arancio e intensamente profumata, mentre la polpa si presenta gialla, poco sugosa, leggermente amara e con 8-10 spicchi. Il Chinotto è ritenuto una mutazione (gemmaria) dell'arancio amaro. La coltura più estesa, che ha fama mondiale, è quella che si fa in Liguria, nel territorio di Savona da circa tre secoli. Qui i chinotti si estendono in una zona litoranea dai 2 ai 300 m s.l.m., tra Varazze e Finale, spingendosi nelle vallate retrostanti. Dai suoi frutti non si ricava solo l’omonima bevanda, gassata e amarognola, ma serve anche per preparare canditi, marmellate e mostarde.

Varia anche la produzione delle ciliegie: nella zona di Castelbianco viene prodotta la Ciliegia che prende lo stesso nome. I frutti hanno generalmente una colorazione esterna che varia dal rosso brillante al rosso scuro, tipica delle cultivar del territorio. Nei comuni della Val di Magra (La Spezia) troviamo il Ciliegio durone sarzanese, pianta da frutto, del genere prunus, a maturazione primaverile, appartenente al genere delle drupacee. L'albero ha grandi dimensioni; allo stato di completa maturazione raggiunge anche i 15-20 metri di altezza. Le foglie hanno forma ovale e sono seghettate. Il frutto è una drupa di bell'aspetto, dal colore rosso scuro. Internamente la polpa è dolce e fragrante, aderisce bene al nocciolo.

Nella Valle Arroscia, comune di Arnasco, valle Pennavaire, comuni di Nasino, Castebianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, nel periodo di settembre, troviamo i Fichi figalini neri e i Fichi rondette. La pianta produce frutti molto nutrienti: ciascun fico contiene, in percentuale, più della metà di sostanze zuccherine. Per la cultivar fichi rondette l'infiorescenza è piriforme, di colore verdognolo con tendenza al paglierino, all'avvicinarsi della maturazione; per i fichi neri invece l'infiorescenza è allo stesso modo piriforme, ma la maturazione è di colore nero. La pianta appartiene alla famiglia delle Moracee di cui si conoscono circa un centinaio di specie, ma solo una produce frutti commestibili.

Anche il Nocciolo è una coltivazione tipica ligure. Le varietà (cultivar) utilizzate negli impianti sono quelle rappresentative per le due zone a maggiore vocazione e che quindi caratterizzano il territorio. In particolare nella val Fontanabuona troviamo cultivar come la Del Rosso e la Dall'orto (più sensibile alla siccità e quindi più delicata) mentre in valle Sturla la cultivar più frequente è la Tapparona. Le diverse varietà si distinguono soprattutto per la forma del frutto: mentre la Del Rosso e la Dall'orto hanno forma tondeggiante e, inoltre, quest'ultima ha guscio sottile, la Tapparona è più allungata e appiattita.

Per quanto riguarda gli ortaggi, nelle aree dove viene praticata, l'orticoltura è orientata verso colture tipiche e di qualità: il pomodoro "cuore di bue", il carciofo spinoso, l'asparago violetto di Albenga, i cavoli, gli spinaci, le zucchine, le insalate.  Nelle zone più interne è interessante la produzione di patate. Le produzioni di nicchia si adeguano a una domanda crescente di prodotti qualitativamente alti e tipici della Liguria e hanno dimostrato un notevole potenziale di mercato.

Il Pomodoro cuore di bue d'Albenga, frutto di una serie di selezioni e di incroci naturali operati dagli agricoltori liguri,si presenta con una forma piuttosto insolita, costoluta ed irregolare. La polpa, di colore rosso-rosato, è molto compatta e consistente, povera di semi e di succo. Il suo sapore, equilibrio perfetto di dolcezza e acidità lo rende ideale per insalate e per ottimi sughi e passati.

L’Asparago violetto d'Albenga è inconfondibile per il colore viola intenso che sfuma verso la base. Ha sapore sapido ma delicato grazie alla carnosità dei grossi turioni assolutamente non fibrosi. Unico al mondo perché il suo patrimonio genetico ne determina il colore e ne preserva la purezza. Il violetto d'Albenga con i suoi 40 cromosomi, anziché 20 come tutti gli altri asparagi, non può incrociarsi con altre varietà e di conseguenza non può imbastardirsi garantendo caratteristiche e sapore immutabili. Il microclima e il terreno sabbioso della piana di Albenga sono condizioni necessarie per l'asparago violetto. Al di fuori di questo habitat, ogni tentativo di coltivazione, anche straniero, non ha mai prodotti risultati anche solo paragonabili all'eccezionalità del prodotto.

Il Carciofo spinoso di Albenga, conosciuto anche come "violetto di Albenga" o "violetto spinoso di Albenga", è caratteristico per la consistenza delle brattee (foglie) interne, che sono eccezionalmente tenere, croccanti e dolci. Impossibile confonderlo con le altre specie del centro e sud Italia per la forma conica del capolino, le "foglie" esterne acquerellate di verde scuro con sfumature violacee e le spine giallastre. Meno fibroso e dal sapore più delicato rispetto al cugino sardo, si apprezza particolarmente se consumato crudo. Il gambo è altrettanto squisito.

A Vessalico, un minuscolo comune dell’Alta Valle Arroscia, nell’entroterra di Albenga e, in particolare, nelle frazioni più alte e meno abitate, esiste un Aglio antico, presidio slow food. La sua sopravvivenza è legata alla volontà di pochi agricoltori, che hanno continuato a coltivarlo in minuscoli appezzamenti abbarbicati in montagna, tramandandosi i bulbi da generazioni, assieme alla tecnica di coltivazione e a quella di confezionamento. Le teste di aglio non sono recise dalla pianta, né mondate del ciuffo, ma confezionate in lunghe trecce (reste): le teste essiccate e selezionate in base alla dimensione sono intrecciate a coppie di due, formando un lungo reticolo arabescato. Un’operazione che si può svolgere soltanto la sera e la mattina, quando le teste d’aglio sono più umide e le foglie non si spezzano. Le piante non recise continuano a nutrire l’aglio e a mantenerlo sano e profumato anche otto, dieci mesi dopo la raccolta. Ogni anno il 2 luglio sul prato dei Canavai, a Vessalico, si svolge la settecentesca “Fiera dell’aglio”, occasione ideale per acquistarlo. L’aglio di Vessalico ha un aroma delicato, un sapore intenso e leggermente piccante e, soprattutto, un’estrema conservabilità.